Da Zurigo 2009 a Regensburg 2010... ed in 2slow è di nuovo Ironman 3/8/2010 - 18.48
“Champions
aren’t made in gyms. Champions are made from something they have deep
inside them – a desire, a dream, a vision. They have to have the skill,
and the will. But the will must be stronger than the skill.” – Muhammad Ali, boxer E’
passato più di un anno da quando Cesarino a Zurigo, neo-Ironman,
dolorante ma visibilmente emozionato e soddisfatto, diceva a Paolone che
una gara così era assolutamente da mettere a curriculum. Un anno fatto
di tante cose, belle e brutte, soddisfazioni ed infortuni, salite e
discese...
Il
“colpo di testa” nasce durante la trasferta con Polo alla Maratona di
Reggio Emilia... Paolone migliora il suo tempo e “partorisce” la malsana
idea di mettere a calendario per l’estate il suo primo Ironmanno. E il
Presidente che fa? Tenta di dissuaderlo? No, lo spinge “di sotto” senza
pietà, tutto compiaciuto di esser circondato di gente bella spanata!
Ed
in men che non si dica Paolone è lì, con la cuffietta gialla, insieme a
tanti altri buffi individui (tanti tanti), a fissare la prima boa in
attesa dello sparo. La colazione non è proprio andata giù, troppa
tensione... ma una volta in acqua tutto cambia, l’unico problema diventa
scampare a calci e schiaffi, sembra di esser dentro una lavatrice...
“Nuota come se stessi guardando i pesci”, il consiglio dell’amico Marco Scotti
risuona tra una bracciata e l’altra. Acqua torbida, i pesci proprio non
si vedono. Fame. Una fitta alla schiena, una gamba non funziona più a
rana. Paura.
Paura
No,
non serve aver paura, concentrarsi su quello che si sta facendo, solo
quello... per la fame c’è tempo di mangiare tutto il giorno. Tenere con
gli addominali e curare i movimenti, in 10’ passa il mal di schiena,
intanto arriva l’ultimo lato e davanti si vede il gonfiabile
dell’arrivo... via, in progressione, si supera sempre più gente e la
spiaggia arriva in 1h18’.
Cambio
con calma, una barretta ai cereali, una gelatina alla frutta, pipì,
crema, divisa, scarpe casco, si salutano i supporters e via, chiappa in
sella!!! “Ma cosa penso tutto il giorno?!?!?”. Facile, a bere, mangiare
ed andare piano. E così, tra qualche salitella più dura del previsto, un
po’ di vento e tanta gente lungo il percorso passano anche 180 km
pedalando. Un brivido a metà del secondo giro: ad un ristoro Paolone
manca una borraccia, si sbilancia chiudendo la traiettoria ad un altro
concorrente che sopraggiungeva da dietro e lo scontro è inevitabile...
tutti e due per terra! Per fortuna solo un graffio a testa e niente
danni alle bici, solo un grande spavento. Mille scuse, un aiuto a
rimettersi in sesto e si riparte. La frazione di bici dura così 6h41’ e
finalmente si comincia a correre. Già, correre... e si parla di
Maratona. 42.195 m. Tanti? Pochi? Abbastanza, diciamo. “Stanco? No, oggi
no....” E quindi via, si pensa solo a correre, bere e mangiare.
I
giri passano, sempre più lentamente ma passano... gli ultimi 7 km
Paolone li “corre” con braccia lungo il corpo e gambe steccate,
oscillando come quel pinguino a cui somigliava per l’abbigliamento
sfoggiato in partenza. Buffo? Certamente, ma così il terreno scorre,
Paolone sorpassa inaspettatamente tanta gente ed ill cronometro si ferma
a 13h42’54”.
Caldo,
fatica, dolori, ma tutta la gara col sorriso. Sempre. Un’esperienza
fantastica. E lo fai come stessi facendo la cosa più normale del mondo.
Ed
intorno cosa succedeva? La Simo, Cesarino, Annina e Stefano a correre a
destra e sinistra per “curare”, incoraggiare e consigliare Paolone: 4
angeli custodi sono quanto di meglio si possa chiedere per una gara
così! E svoltare l’angolo e vedere sventolare la bandiera 2slow ti fa
sentire a casa, al sicuro, in mezzo agli amici. E chi è lì con te (o a
casa che ti pensa e segue da lontano) ti vuol bene per quel che sei, non
per quel che fai e ti aiuta a realizzare un sogno, o meglio, qualcosa
che un tempo non avresti nemmeno immaginato di poter sognare. Aver il
coraggio di tuffarsi in quel lago credendo fermamente di potercela fare è
già una vittoria, finire è la ciliegina sulla torta.
Volersi bene.
Per
finire una gara così, bisogna volersi bene. Curarsi, fare attenzione a
quel che il corpo chiede o, addirittura, fa finta di non volere. E’ una
partita a scacchi tra il corpo e la mente, che si gioca in equilibrio
fino all’ultima pedina.
L’Ironman in 2 parole? Testa e Alimentazione. Non serve altro (beh, allenarsi un po’ aiuta, dai...).
Pain is temporary, Pride is forever.
*** FORZA 2SLOW ***
|